Piazza J. S. Bach 5 20064 Gorgonzola (MI)
Via Crispi 22 26013 Crema (CR)

Perizia psicologica: cos’è, quando serve e come ottenerla

perizia psicologica come ottenerla e tempi

La perizia psicologica è una valutazione tecnico-scientifica con cui uno psicologo esperto analizza, in modo oggettivo e documentato, gli aspetti mentali, emotivi e comportamentali di una persona rilevanti per una questione giudiziaria o extragiudiziaria.

È uno strumento sempre più richiesto in cause di separazione e affidamento, nella valutazione del danno psichico, nell’accertamento della capacità di intendere e di volere e in molte altre situazioni in cui il diritto incontra la psicologia.

Capirne il significato, però, non è semplice: spesso si fa confusione tra perizia e consulenza, non è chiaro chi possa richiederla, quanto costi e come si svolga concretamente.

Che cos’è una perizia psicologica

La perizia psicologica è un’indagine condotta da uno psicologo con formazione specifica in psicologia giuridica e forense, finalizzata a chiarire questioni di natura psichica che esulano dalle competenze del giudice o delle parti.

Non si tratta di un percorso di cura: l’obiettivo non è aiutare la persona a stare meglio, bensì valutare in modo neutrale e scientificamente fondato determinati aspetti del suo funzionamento psicologico.

Il professionista raccoglie informazioni attraverso colloqui clinici, test psicodiagnostici validati, analisi della documentazione e, quando opportuno, incontri con familiari o altre persone significative; integra poi questi dati in una relazione scritta che risponde in modo puntuale ai quesiti posti.

La perizia psicologica si distingue per il suo rigore metodologico e per il rispetto di precise regole deontologiche, che impongono imparzialità, trasparenza e riservatezza. Proprio perché le sue conclusioni possono incidere in modo profondo sulla vita delle persone – in termini legali, economici e personali – è fondamentale che venga affidata a un professionista qualificato, capace di muoversi con competenza sia sul versante clinico sia su quello giuridico.

Perizia, CTU e consulenza tecnica d’ufficio

Nel linguaggio comune si parla genericamente di “perizia psicologica”, ma sul piano tecnico le definizioni cambiano a seconda di chi conferisce l’incarico e del contesto.

Quando è il giudice a nominare un esperto nel processo penale, l’incarico prende il nome di perizia e il professionista è il perito.

Quando invece il giudice nomina un esperto nel processo civile, si parla di consulenza tecnica d’ufficio (CTU) e il professionista è il Consulente Tecnico d’Ufficio.

In entrambi i casi si tratta di una figura terza e imparziale, che presta giuramento e non rappresenta nessuna delle parti, ma ha il compito di fornire al tribunale elementi utili per la decisione. Il CTU, ad esempio, viene spesso incaricato di valutare le capacità genitoriali nelle cause di separazione o l’entità di un danno psichico, mentre il perito penale interviene su temi come l’imputabilità.

La consulenza tecnica di parte (CTP)

Accanto all’esperto nominato dal giudice esiste il Consulente Tecnico di Parte (CTP), cioè lo psicologo scelto direttamente dal privato cittadino o dal suo avvocato per tutelare i propri interessi.

La consulenza tecnica di parte non è necessariamente in contrapposizione con il CTU: il suo ruolo è affiancare la parte assistita, vigilare sulla correttezza delle operazioni peritali, formulare osservazioni motivate e, quando serve, redigere una relazione a sostegno della tesi difensiva o di una richiesta di risarcimento.

Il CTP può essere incaricato anche in via extragiudiziale, ad esempio per ottenere una valutazione da presentare in un secondo momento in giudizio. È proprio in questo spazio che si colloca l’attività dello psicologo giuridico al quale ci si rivolge come privati: un professionista che, mantiene l’obiettività e il rigore richiesti dal codice deontologico.

Quando serve una perizia psicologica

La perizia psicologica serve ogni volta che un procedimento, giudiziario o stragiudiziale, tocca un ambito di competenza della psicologia legale e richiede un chiarimento tecnico-scientifico che il giudice non possiede.

Le situazioni sono molto più numerose di quanto si immagini e si distribuiscono su due grandi aree: l’ambito civile e l’ambito penale.

Nel primo rientrano le cause di famiglia, la valutazione del danno alla persona, le questioni lavorative come il mobbing e i procedimenti che riguardano la capacità di agire; nel secondo le valutazioni sull’autore o sulla vittima di un reato.

In tutti questi casi la perizia fornisce una lettura oggettiva di elementi altrimenti difficili da accertare, come lo stato emotivo di una persona, l’impatto psicologico di un evento traumatico o l’attendibilità di una testimonianza.

Comprendere a quale area appartiene la propria vicenda è il primo passo per capire quando serve una perizia psicologica e a quale tipo di professionista rivolgersi, perché le finalità, i metodi e perfino i limiti dell’intervento cambiano in modo significativo a seconda del contesto giuridico di riferimento.

La perizia psicologica in ambito civile

In ambito civile la perizia psicologica trova applicazione soprattutto nel diritto di famiglia e nel diritto del lavoro. I casi più frequenti riguardano le cause di separazione e divorzio, dove si valutano l’idoneità genitoriale e l’assetto più favorevole all’affidamento dei minori, ma anche i procedimenti di interdizione, inabilitazione o amministrazione di sostegno, in cui si accerta la capacità della persona di provvedere ai propri interessi.

Un capitolo importante è la valutazione del danno psichico: a seguito di un incidente, di un abuso, di una violenza o di una situazione di mobbing, lo psicologo accerta se esista un disturbo, ne stima la gravità e ne verifica il nesso con l’evento subito, fornendo elementi indispensabili per una richiesta di risarcimento.

In queste situazioni la consulenza tecnica di parte assume un ruolo strategico, perché consente di documentare in modo solido le ripercussioni psicologiche di quanto accaduto.

La perizia psicologica in ambito penale

Nel processo penale la perizia psicologica assume una connotazione diversa e incontra limiti più stringenti.

Il tema centrale è la capacità di intendere e di volere dell’autore del reato al momento del fatto, da cui dipende l’imputabilità: il codice penale prevede infatti il vizio totale o parziale di mente come causa di esclusione o riduzione della responsabilità.

Va però ricordato che l’articolo 220 del codice di procedura penale vieta le perizie volte a stabilire l’abitualità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la personalità dell’imputato in quanto tali, a tutela della sua libertà morale.

Restano invece ammesse le valutazioni sulle infermità di natura patologica e quelle che riguardano la persona offesa, come l’accertamento dell’idoneità a testimoniare, la credibilità delle dichiarazioni o le conseguenze psicologiche del reato sulla vittima.

Si tratta di valutazioni delicate, in cui il perito deve muoversi con estremo rigore metodologico e nel pieno rispetto delle garanzie processuali.

Come si svolge una perizia psicologica

La perizia psicologica segue un iter strutturato che unisce il rigore della metodologia clinica al rispetto delle regole procedurali.

Pur con qualche variazione legata al contesto civile, penale o extragiudiziale, il percorso si articola in fasi ben riconoscibili. Tutto inizia con il conferimento dell’incarico e la definizione dei quesiti, cioè delle domande precise a cui la valutazione dovrà rispondere; segue la raccolta della documentazione disponibile, come atti, referti e relazioni precedenti, e la pianificazione del lavoro.

Il cuore della perizia è costituito dai colloqui clinici e dalla somministrazione di test psicodiagnostici, ai quali si affiancano l’analisi dei documenti e, quando utile, gli incontri con familiari o altre figure di riferimento. I dati raccolti vengono infine integrati e interpretati per costruire un quadro coerente, che confluisce nella relazione peritale.

È importante sottolineare che lo psicologo, durante la perizia, non svolge alcuna terapia: il suo compito è esclusivamente valutativo e deve essere guidato da un atteggiamento prudente, orientato a vagliare ogni ipotesi anziché a confermare convinzioni preconcette.

Colloqui clinici e test psicodiagnostici

Gli strumenti principali della perizia psicologica sono il colloquio clinico e i test psicodiagnostici. Il colloquio permette di raccogliere l’anamnesi della persona, ricostruirne la storia, osservarne il funzionamento emotivo e relazionale e indagare gli aspetti rilevanti per i quesiti posti.

I test, scelti in base al caso, possono essere cognitivi, di personalità o proiettivi: servono a misurare in modo standardizzato le funzioni intellettive, i tratti di personalità, l’assetto emotivo o la presenza di specifiche sintomatologie.

La forza di questi strumenti sta nella loro validazione scientifica, che consente di ridurre la soggettività dell’osservatore e di fornire dati confrontabili. Il professionista integra poi i risultati dei test con le informazioni cliniche e di contesto, perché nessun singolo dato, da solo, è sufficiente: è la coerenza complessiva del quadro a dare valore alle conclusioni della perizia.

La relazione peritale e il deposito

Il lavoro si conclude con la relazione peritale, il documento tecnico che riassume il percorso svolto, gli strumenti utilizzati, i risultati emersi e le conclusioni in risposta ai quesiti. Una buona relazione è chiara, oggettiva e motivata su basi scientifiche, e traduce il linguaggio specialistico in termini comprensibili anche a chi non possiede competenze cliniche, spiegando ogni tecnicismo.

Tipicamente la relazione si articola in sezioni dedicate all’anamnesi, ai test somministrati, all’analisi dei dati e alle conclusioni professionali. Una volta redatta, la perizia viene depositata presso il tribunale o consegnata al committente e agli avvocati coinvolti; in sede giudiziaria può essere discussa in udienza ed eventualmente integrata.

La cura nella stesura è decisiva: la relazione è lo strumento attraverso il quale il sapere psicologico diventa concretamente utile al procedimento, e la sua solidità può fare la differenza nell’esito di una causa.

La quantificazione del danno psichico

Tra gli ambiti più complessi e delicati della perizia psicologica vi è la valutazione e quantificazione del danno psichico, cioè la stima dell’impatto che un evento lesivo – un incidente, un reato, una situazione di mobbing o un trauma – ha avuto sull’equilibrio psicologico della persona.

Non basta rilevare la presenza di un disturbo: occorre dimostrare il nesso causale tra l’evento e la condizione attuale, distinguendo ciò che dipende dall’accaduto da eventuali fragilità preesistenti.

La componente psicologica, per sua natura intangibile, non si misura come una frattura, e proprio per questo richiede una competenza specifica che sappia tenere insieme la dimensione clinica e quella giuridica.

È un’area in cui l’esperienza del professionista e la qualità della relazione peritale risultano determinanti, perché da una valutazione accurata dipendono il riconoscimento del danno e l’accesso al risarcimento previsto dalla legge. Comprendere le diverse voci di danno aiuta a inquadrare correttamente la propria situazione e a presentare una richiesta solida e documentata.

Danno biologico, morale ed esistenziale

Il danno alla persona di natura psicologica si articola in più voci, spesso contigue ma concettualmente distinte. Il danno biologico di natura psichica indica la lesione dell’integrità psico-fisica suscettibile di accertamento medico-legale, cioè il disturbo psicologico clinicamente riconoscibile.

Il danno morale si riferisce alla sofferenza interiore, al dolore e al patimento provocati dall’evento subito. Il danno esistenziale, infine, riguarda le ripercussioni negative sulla qualità della vita e sulle attività quotidiane e relazionali della persona. Si tratta di profili che possono sommarsi e che richiedono una lettura attenta: un disturbo clinicamente “lieve” può generare, in un determinato contesto di vita, un disagio maggiore rispetto a una patologia più grave.

Per questo la valutazione non può fermarsi alla diagnosi, ma deve considerare come e quanto quel disturbo incida concretamente sull’esistenza del soggetto.

Dalla diagnosi al risarcimento

Il percorso che porta dal riconoscimento di un disturbo al risarcimento del danno psichico richiede la collaborazione tra più figure.

Lo psicologo giuridico raccoglie le prove cliniche, stende la relazione e quantifica il danno, mentre l’avvocato cura gli aspetti propriamente giuridici e processuali, facendo riferimento alla normativa in materia di responsabilità civile.

È buona prassi, per correttezza professionale e a garanzia dell’assistito, che lo psicologo incaricato della valutazione peritale non sia lo stesso che eventualmente eroga la psicoterapia alla persona: i due ruoli, valutativo e terapeutico, vanno tenuti distinti. La forza di una richiesta di risarcimento dipende in larga misura dalla qualità della documentazione psicologica prodotta: una perizia rigorosa, che dimostri con chiarezza il nesso tra l’evento e il danno, costituisce una base solida su cui costruire la tutela dei propri diritti.

Come ottenere una perizia psicologica

Ottenere una perizia psicologica è più semplice di quanto si pensi, soprattutto quando ci si rivolge a un professionista come consulente di parte.

Esistono due strade principali. La prima passa dal giudice: nel corso di un procedimento, il magistrato può disporre d’ufficio una perizia o una consulenza tecnica d’ufficio, nominando un esperto iscritto agli appositi albi.

La seconda è quella che riguarda direttamente il cittadino: chiunque può incaricare uno psicologo giuridico di fiducia come Consulente Tecnico di Parte, sia per affiancare la propria posizione in una causa già avviata, sia in via extragiudiziale per ottenere una valutazione documentata da utilizzare in seguito. In quest’ultimo caso il percorso parte da un primo contatto in cui si espone la situazione; segue l’analisi della documentazione, la definizione degli obiettivi e la formulazione di un preventivo, quindi le operazioni peritali vere e proprie e infine la consegna della relazione.

Conoscere in anticipo come ottenere una perizia psicologica, i tempi e i costi aiuta ad affrontare con maggiore serenità una fase spesso già delicata sul piano personale.

Quanto costa una perizia psicologica e chi la paga

Una delle domande più frequenti riguarda il costo. Non esiste un tariffario fisso e universale: il compenso dipende dalla complessità del caso, dal numero di colloqui, dai test da somministrare, dalla quantità di documentazione da esaminare e dall’eventuale partecipazione alle udienze. In linea generale, l’onorario si determina sulla base delle tabelle professionali e cresce con l’impegno richiesto, motivo per cui la prassi corretta è richiedere un preventivo personalizzato dopo una prima valutazione del caso. Quanto a chi sostiene la spesa, occorre distinguere: il Consulente Tecnico di Parte viene pagato da chi lo incarica, cioè dal privato o tramite il suo avvocato; il Consulente Tecnico d’Ufficio, invece, è liquidato dal tribunale secondo i parametri ministeriali, con costi che possono poi essere posti a carico della parte soccombente. La trasparenza sui costi, fin dal primo contatto, è un segno di professionalità e consente di pianificare la spesa senza sorprese.

Perizia psicologica online e copertura territoriale

Molte attività connesse alla perizia possono oggi svolgersi anche a distanza, rendendo il servizio più accessibile. L’esame della documentazione, alcuni colloqui e diverse operazioni peritali si prestano infatti a essere gestiti in modalità online, tramite videoconsulto, senza che la qualità della valutazione ne risenta. Questa flessibilità è particolarmente utile per chi vive lontano dallo studio del professionista, per chi ha difficoltà a spostarsi o semplicemente per chi preferisce la riservatezza del proprio ambiente. La perizia psicologica online non sostituisce mai totalmente gli incontri in presenza (almeno un incontro in presenza è necessario, per rendere più solido il lavoro complessivo), ma li integra in modo intelligente, riducendo tempi e disagi. Per le situazioni che richiedono la presenza fisica, la vicinanza territoriale resta un valore: poter contare su uno studio raggiungibile, ad esempio nell’area tra Gorgonzola, Crema e Milano, agevola gli appuntamenti e il rapporto di fiducia tra la persona e il consulente.

In casi particolari, il dott. Gianni Di Nuzzi può anche operare in trasferta presso il cliente. Questo servizio sarà comunque oggetto di una quantificazione economica a parte ed in aggiunta al servizio base.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra perizia e consulenza tecnica?

Nel processo penale l’incarico conferito dal giudice si chiama perizia e il professionista è il perito; nel processo civile lo stesso ruolo prende il nome di consulenza tecnica d’ufficio (CTU). Quando è il privato o il suo avvocato a nominare lo psicologo, si parla invece di consulenza tecnica di parte (CTP). Cambia chi conferisce l’incarico, non la serietà metodologica del lavoro.

Chi può richiedere una perizia psicologica?

Può disporla il giudice nell’ambito di un procedimento civile o penale, può incaricarla un avvocato per assistere la propria parte e può richiederla direttamente un privato cittadino, anche in via extragiudiziale, per ottenere una valutazione documentata da utilizzare in un secondo momento.

Quanto costa una perizia psicologica?

Non esiste un importo fisso. Il costo varia in base alla complessità del caso, al numero di colloqui e test e alla documentazione da analizzare. La prassi corretta è richiedere un preventivo personalizzato dopo una prima valutazione. Il consulente di parte è pagato da chi lo incarica, mentre il CTU è liquidato dal tribunale.

Quanto tempo richiede una perizia psicologica?

I tempi dipendono dal numero di colloqui necessari, dai test da somministrare e dalla mole di documentazione. In genere la valutazione si sviluppa in più incontri e la relazione viene consegnata nelle settimane successive alla conclusione delle operazioni peritali.

È possibile fare una perizia psicologica online?

Sì, molte fasi del lavoro – come l’analisi dei documenti e diversi colloqui – possono svolgersi a distanza tramite videoconsulto. Gli incontri in presenza restano possibili quando sono necessari, in particolare per la somministrazione di alcuni test.

A chi conviene rivolgersi per una perizia psicologica?

È opportuno scegliere uno psicologo con formazione specifica in psicologia giuridica e forense, esperto nella valutazione del danno psichico e nel ruolo di consulente di parte. La competenza sia clinica sia giuridica garantisce una relazione solida e realmente utile al procedimento.

Chiamami